Foto di Cristina Scagliotti. Roma 2017

VIAGGIARE LEGGERI

Photo de Cristina Scagliotti. Rome 2017
Fotografia di Cristina S., Roma, 2017

Non so più se questo mito del « viaggiare leggeri », sia appunto…un mito, un’utopia, una meta, una necessità o semplicemente la prova che siamo “finalmente” diventati adulti (e responsabili?), e di conseguenza stiamo “finalmente” bene con noi stessi o, come dicono in Francia “on est bien dans ses baskets ” e non abbiamo dunque più bisogno di niente.

O quasi

Se così è, il mio mito si è appesantito di un’utopia in più e la mia meta (diventare adulta), si è persa con il bagaglio (perso anche lui), in uno degli ultimi viaggi fatti, dandomi l’immensa gioia di essere, forse per la prima volta dopo tanto tempo: “bien dans mes baskets” (in senso proprio come figurato).

Diversamente però da ciò che mi aspettavo, questo insperato benessere si è accompagnato da un ulteriore appesantimento (misurabile in chili), del mio bagaglio: a partire dal “contenitore”, una fantastica borsa king-size da motociclista della quale vado assolutamente fiera, sino al “contenuto”.

Ed il tutto causato dall’improvviso alleggerimento del mio cuore.

Mi spiego meglio: meno le cose cosiddette futili viaggiano con me più quelle importanti trovano il loro posto causando degli “effetti collaterali” non trascurabili.

Esempio:

  • il vestitino iper-sexy che pesa quanto due cacahuètes rimane a casa e la chitarra prende il suo posto: due cacahuètes in meno e 3 kg in più
  • le scarpe tacco a spillo-nero fatte di due laccetti per mettere in evidenza i miei meravigliosi piedini…a casa anche loro. 1,7 kg di MacBookPro in più
  • i completini di biancheria intima che fanno suonare i metal detector degli aeroporti (esperienza di vita vissuta), a casa -per fare compagnia a scarpe e vestitino- e lasciare spazio a libri, spartiti, dossier, fogli foglietti e fogliettini, quaderni da riempire etc etc etc…. Più o meno 3kg in più 

Per un totale di 6/7 kg di eccesso di “leggerezza”, chiamato anche eccedenza di bagaglio al banco di registrazione dell’aeroporto…aharhghghgh@@@@@…..

Questo per quanto riguarda il senso proprio-non-proprio della parola “leggerezza”.

Bene.

Passiamo ora al senso figurato (mica troppo pero’…).

Il cuore.

Il mio cuore

Leggero.

Come una bolla di sapone…

Si è scontrato

ai bidoni

verdi

bianchi

e gialli

della raccolta

differenziata.

Dove si mettono i ricordi dei quali ci vogliamo liberare?

Quelli che pesano tonnellate?

Quelli che hanno preso le sembianze degli oggetti che li hanno visti “nascere” e che abbiamo rinchiuso da qualche parte sperando che nasconderli agli occhi fosse sufficiente?

Quando dopo che la scatola delle scarpe “scocciata” per evitarne l’esplosione, ha fatto un primo viaggio fra il mobile della sala ed il mobile della camera da letto per passare poi da sotto al letto a sopra l’armadio per finire successivamente in cantina dove “quel” giorno, quando armata ed ispirata tale una Giovanna d’Arco moderna, ho avuto il coraggio di afferrarla fra le mie braccia come nella Pietà del Michelangelo (mi sembrava necessario passare da una Santa armata ad una…disarmata), per rendermi in processione nel “locale spazzatura”, e dopo tutto ciò, quando con il cuore in apnea sono finalmente arrivata davanti alla tanto auspicata meta, lì, con gli occhi sconvolti mi sono dovuta inesorabilmente bloccare di fronte alla crudele realtà, esclamandomi:

“ma dove cavolo la butto”?!?!?!?

e inebetita davanti allo “sviluppo sostenibile” mi sono detta : “ma a me: chi mi sostiene? è possibile che anche i ricordi siano…inquinanti?…Non mi toccherà mica aprirla, rifare il giro di ogni oggetto cosa o scartoffia per decidere in quale bidone buttarlo sapendo che una vocina dentro mi sta urlando -ficca tutto nel non riciclabile e non parliamone più- ?!? Ma se la metto nel “guazzabuglio”, gli agenti dell’Ansa, vedendola arrivare da lontano sul tapis-roulant non l’apriranno? E … vedranno le foto? I regali home-made inspiegabili? e…orrore…: il mio indirizzo scritto sulle lettere e di fronte alla beffa del contenuto (chiara spiegazione del perché quella scatola sia finita lì),…: non mi ritroverò anche con una bella multa da pagare?”.

Ho provato a buttarla nella Senna.

Mi sono sentita una disgraziata nei confronti della natura.

La scatola giace ora …in cantina, per terra, aspirata in un sacco sotto vuoto.

Perché un sacco sotto vuoto?

Per non farla andare in putrefazione. Ovvio.

E’ stato un gesto assolutamente ragionato in tutta la sua sacrosanta piccola folle spietatezza: ho asfissiato i ricordi… Ho isolato l’aria che essi contenevano e mi sono ripresa, molecola per molecola, tutto l’amore che ho saputo fabbricare, io, da sola: unico mio vero capolavoro.

Di immensa portata.

Ma leggero come una piuma.

Photographie de Cristina S. Roma 2017
Roma, luglio 2017

BUON VIAGGIO.

A TUTTO/I


P.S.) Dimenticavo: una tenuta stravolgente di emergenza nella quale mi sento come Cleopatra per un eventuale Marcantonio ( o più…), c’è sempre in quel bagaglio. Dopotutto…è pur sempre una valigia king-size…

LE FOTOGRAFIE I TESTI E TUTTO CIÒ CHE APPARE SU QUESTA PAGINA, SONO OPERA DI CRISTINA SCAGLIOTTI E DA INTENDERSI PROTETTI DA COPYRIGHT. SONO VIETATI L’UTILIZZO E/O LA COPIA ANCHE SOLO PARZIALI SENZA AUTORIZZAZIONE : SCRIVERMI E CHIEDERE INVECE…NON LO È! GRAZIE.

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…controvento…