3)…FAST CAR…

Mi è  capitato di avere « au bout du fil », amici che probabilmente come me in questo  presente ristretto di spazio  ma immenso di tempo, hanno sentito la necessità forse confortante di fare un tuffo nel passato…: per atterrare nel vecchio, super comodo pantalone che oramai si è perfettamente adattato al nostro corpo ed ai nostri movimenti…in pratica a noi. Il nostro passato è quel pantalone super comodo…che un giorno può andarci… stretto…

Come il vecchio pantalone così i vecchi amici sono all’onore, almeno per me, come le vecchie storie, le vecchie canzoni i vecchi film, i libri già letti e…le nuove ricette (in questo campo la novità prende piede)

Il vecchiume è rassicurante, pieno di ricordi e di emozioni che ci riempiono le giornate…la telefonata inaspettata e il messaggio che ci tuffa indietro di 10 anni sono giusto a portata di mano.

Finalmente abbiamo il tempo per ciò che siamo stati e che ci ha costruiti in questa corsa sfrenata alla ricerca di un futuro migliore: ma quando ci arriveremo a questo futuro migliore? …siamo sicuri che avremo ancora un pochino di presente a disposizione una volta che lo avremo raggiunto questo…fantomatico futuro migliore?…giusto per capire se avremo un po’ di tempo per godercelo (visto quello che ci è costato). E poi…migliore di …cosa? quando ci soffoca assorbendo tutto il nostro presente che, per quanto mi riguarda, avrei fatto meglio ad utilizzare per fare un salto giù, nel “locale tecnico delle fondamentali fondamenta della mia piccola persona” per testarne la solidità, vedere se alcune parti non avrebbero bisogno di qualche piccola riparazione…un controllo tecnico emozionale in un certo senso che a mio umile avviso dovrebbe essere obbligatorio ogni tot km di esistenza e di…stangate, randellate, legnate, torchiate varie che, forse, potrebbero destabilizzare la struttura principale di “casa nostra”; potremmo così fare un bilancio delle riparazioni e raggrupparle fra possibili, impossibili, assolutamente necessarie, per prevenzione oppure: non pensarci neanche, non c’è più niente da fare salvo farti all’idea che non c’è più niente da fare. A questo punto…non è per pignoleria ma: e se scopro che non c’è più niente da fare arrivando nel “futuro migliore” e non ce la faccio proprio a farmene una ragione del fatto che non c’è più niente da fare?

Ok…lascio perdere…mi sto aggrovigliando intorno ad un’idea…

Pensare positivo.

Penso positivo.

I piccoli miracoli: il piccolo chiodo che tiene salda la piccola trave che non sappiamo bene a che cosa serva (sono ancora nel “locale tecnico” della nostra persona), né quando sia stata messa lì ma che sembra sorriderci sorniona e nonchalante di fronte alla nostra ebetitudine così incredibilmente placida, solida, fragile…stupefacente insomma…(la trave…non l’ebetitudine), tanto da farci dire che è forse meglio non toccarla, a qualcosa servirà pure… e poi non da fastidio a nessuno. E dopo aver pronunciamo questa frase siamo di fronte all’inevitabile: non abbiamo la più pallida idea di quello che sta accadendo. La trave non da fastidio a nessuno tranne…alla nostra intelligenza. Ma siccome il motivo ci..sfugge, non diciamo niente. La trave ha vinto.

Amo ciò che mi stupisce.

Ok…vecchi pantaloni, piccole travi e” locali tecnici” a parte, anch’io ultimamente ho avuto la fortuna di passare un po’ di tempo con i fondamentali della mia adolescenza e siccome per me la colonna sonora non è mai lontana, non ho potuto non cedere alla tentazione di rispolverare “Fast Car” : dove andrei oggi se avessi avuto quella macchina ieri?

Se per Cinzia in “Fast Car” la macchina era quella di Tracy Chapman (ma la canzone qualche volta aveva la voce e la chitarra della sottoscritta), per Ale e Fabio la macchina in questione aveva sicuramente un senso molto più “pratico”: una massiccia Volvo del padre di Alessandro e che oggi potrei definire “la macchina delle pannocchie”.

Sono esattamente le 4:18 del mattino…o della notte a piacere…, l’ora è visibile sul timer della mia “capsula temporale” del jet( lag) da quarantena che un giorno sarà talmente esteso da non sapere più se oggi era ieri o sarà domani. Per il momento sono passata dalle 2 alle 4:18 e nutro l’intima speranza che da qui all’11/05 passerò alle 6 o 7 del mattino rimettendomi, sicuramente non senza una punta di rammarico, in “carreggiata” ma siccome per ora non siamo ancora li, mi accontento della vecchia carreggiata percorsa tante volte in mezzo ai campi della periferia milanese dalla Volvo, dalla musica da Ale, Fabio e Cris.

La carreggiata della capsula temporale.

Quella di “Fast Car”.

Il tempo sta cambiando e con esso anche i tempi stanno probabilmente cambiando. Il passato lievita, il presente si restringe…(e se fosse colpa dei programmi sbagliati?), ed il futuro…è come se non esistesse.

Ed in tutto ciò, purtroppo si sono persi per strada altri fondamentali che sono diventati parte integrante della nostra importante storia: quella che alimenta le nostre radici legandoci alla terra, quella che ci ha resi forti anche a scapito di qualche legnata, a volte.

Viaggiate leggeri che i nostri pensieri vi facciano da ali ed i nostri cuori vi facciano vivere.

.

Ulivo malato di Leo. Salento

Per sempre

Il passato ci sostiene. Il presente fluttua. Il futuro …ci lascia liberi. Se ce lo concediamo. Senza sensi di colpa. Almeno per un poco.

LUNEDÌ 3 APRILE 19..

Fartlek 30 minuti, stretching, skip etc etc… 3 serie di 3×30 metri con la ruota : significa che mi attaccano un pneumatico alla cintura medica in cuoio che porto alla vita, la stessa che utilizzo quando faccio pesi per evitare di massacrarmi la schiena…con la mia iperlordosi dò l’impressione, quando sollevo la barra con i pesi, di spaccarmi in due.

Ma ritorniamo all’allenamento di oggi. Marco, il mio allenatore, mi aspetta nei corridoi dell’Arena di Milano: come spesso accade, la palla medica in mano, mi lascia sfogare, da sola, contro i muri dello spogliatoio prima di iniziare. È un modo molto efficace per buttare fuori i cattivi pensieri.

Riprendiamo: 3 serie di 3 volte 30 metri con i pesi, 30 secondi di recupero fra ogni ripetizione e 2 minuti tra ogni serie. Di seguito 2 serie di 3 volte 50 metri con la stessa ruota (chissà da dove viene quello pneumatico?!?),  skip: 3 serie di 3 volte 10 metri a destra e 3 volte 10 metri a sinistra 3 serie di 2×80 metri 5 minuti di riposo…

Accidenti: piove!

Ok, vado a mettermi il Kway ed i pantaloni da pioggia così ne approfitto anche per cambiarmi le scarpe: in ogni caso rientrerò a casa bagnata fradicia ma non è un problema, ci sono abituata e mi piace la pioggia…Ora che ci penso, mi piacerebbe fare una sorpresa a mia mamma: comprare due pizze per cena, se ho tempo…solo se ho tempo, altrimenti me la ritrovo in preda al panico alla fermata dell’autobus ad aspettarmi.  Abito fuori Milano, in una periferia che di sera non è quello che si definirebbe “simpatica” e rientro sempre tardi, allora quando sono più in ritardo del solito si spaventa.

Già, non c’erano i cellulari a quell’epoca e non sempre Marco poteva riaccompagnarmi a casa: sono già le 18:30 ed ho ancora 8 ripetizioni sui 200 metri… Cambio le scarpe ed infilo le chiodate… Dio…non posso dimenticarmi la sensazione dei chiodi che mordono il tartan, la sensazione delle mie gambe che mi fanno volare…anche se in questo momento non è proprio così! L’inverno è…una cacca!

Quando si inizia il periodo di carico si ha l’impressione di avere del cemento nelle gambe; è dopo, quando si  trasforma tutto quel lavoro pesante in velocità per preparare le gare, ecco, è in quel momento che …si plana sulla pista.

E’ stupendo! 

I professori a scuola  mi adattano i corsi e le interrogazioni in modo tale ch’io possa tranquillamente partire quando ci sono le gare. Questo non fa di me un’allieva migliore, ma fa sicuramente di me una ragazza più felice.

Basta con questi bla bla, i 5 minuti sono passati!

Adoro le ripetizioni sui 200 metri perché adoro la velocità in curva e in indoor è ancora più bello perché il giro di pista è proprio di 200 metri il che significa due curve e due curve inclinate verso l’interno, e quando ci entro in quella curva, la velocità, la forza centrifuga ed i chiodi, mi tengono ancorata al suolo facendomi sentire una sensazione impossibile da provare diversamente…vorrei non finissero mai quelle curve…mi attaccano alla vita e mi fanno anche sentire che la vita potrebbe “espellermi”, “abbandonarmi” : sono io…io che mi tengo in piedi grazie alla mia energia che si aggrappa alla terra e mi sostiene.

Da sempre.

Che fatica!  Sono solo a metà e ho l’impressione che il mio cuore esploda…beh…non è una novità: il mio cuore sta sempre per esplodere.

Marco lo sa che sono sempre innamorata, ne ho bisogno, ho bisogno d’amore per sfogarmi e lui mi protegge. I miei amici sono gli amici dell’atletica, non ho tempo di averne al di fuori: per gli amici lì dove abito, sono una specie di extraterrestre: “hai le gambe troppo muscolose per una ragazza”…non mi interessa neanche minimamente rispondere, forse gli piacerebbe dargli una sbirciatina? Invece ho due amici in Marco Polo, con i quali andiamo in giro a braccetto, io in mezzo: Alessandro e Fabio, loro giocano a tennis, siamo un trio…siamo diventati amici perché un giorno Alessandro è venuto a prendermi alla fermata dell’autobus…a dire il vero non una sola volta…molte volte…Allora una sera gli ho detto: “È veramente strano, riesci sempre ad essere qui quando piove ed io rientro senza ombrello! Sei un mago! A proposito, come ti chiami?…” Alessandro …a momenti casca per terra: mi guarda spalancando gli occhi sconcertato e mi dice: “Ma non hai capito niente? …e tutte le cartoline che ti mando ogni estate…da anni?”…

A quel punto mi sono resa conto che “l’Alessandro” che mi mandava le cartoline d’estate e che io non sapevo assolutamente chi fosse…: era lui! Lo stesso ragazzo che quando pioveva teneva d’occhio la fermata dell’autobus dalla finestra della sua cameretta per vedere se avevo o no  l’ombrello quando scendevo: se non ce l’avevo arrivava come un fulmine.

Non era un mago, ma un giovane uomo innamorato…cosi’ me ne sono innamorata anche io e tutto è finito bene! Con il suo migliore amico, Fabio, che abitava 3 piani sotto di lui,  siamo diventati inseparabili: stessa scuola (non stessi risultati!), stessa passione per lo sport e…per le fughe sull’autostrada con la macchina del padre di Alessandro, di notte…con la musica a manetta e…le pannocchie che andavamo a raccogliere nei campi (probabilmente con qualche velleità culinaria…altrimenti non me ne spiego la motivazione..): ma un giorno le abbiamo dimenticate nel cofano ed il padre di Alessandro (che tra l’altro non sapeva neanche di “prestarci” gentilmente macchina e benzina di notte), ..mamma mia che strigliata, povero Alessandro ..il cofano riempito di mais!!!! Che risate!

Quasi finito: dopo dovrò’ fare solo un po’ di defaticamento altrimenti mi si bloccano le gambe come quest’estate rientrando da un 400. Era il padre di Claudio (che aveva fatto un 100 metri quel giorno), che doveva riaccompagnarmi a Milano dopo la gara, ma essendo in ritardo siamo dovuti ripartire subito dopo, risultato: l’acido lattico si è fissato sui i muscoli, ho iniziato ad avere una nausea spaventosa ed a sentire che non riuscivo più a muovere niente del mio corpo: mi hanno dovuta far scendere dalla macchina tenendomi uno a destra ed uno a sinistra per farmi camminare e fare circolare tutta quella schifezza  …che brutta sensazione! Comunque niente di grave, non è stato peggio del giorno che mi sono presa una bella insolazione a Firenze; quello è stato brutto! E mi ricordo anche di Genova, durante una staffetta indoor: il testimone doveva passarmelo Elena ed io…non avevo sentito il suo “hop”, sono partita come…dovevo… ed arrivata al limite per il cambio mi sono quasi dovuta fermare mentre lei si è buttata per mettermi praticamente nel palmo della mano il testimone ed evitare la squalifica…ovviamente abbiamo perso tempo…peccato! Ma…forse il peggio è stato durante la finale della staffetta 4×400 a San Donato, durante i Campionati Italiani di società: avevo l’ultimo 400, ero in super forma e avevo un super mal di pancia. Arrivata alla fine ho buttato il testimone a terra e senza fermarmi, ho continuato a correre sino al bagno: stavo così male! Ho fatto il mio record quel giorno! …

Ho finito!….arrivata a casa dovrò annotare  i tempi di ogni singola ripetizione, ho quasi 10 anni di agende giganti con tutti gli allenamenti ritrascritti nei minimi dettagli (e le storie d’amore in stenografia…).

Tutto è importante. La memoria è importante.

Adesso vado: “Chariots of fire” nel walkman e nelle orecchie e magari ce la farò a fare una sorpresa a mia mamma, fermarmi in Largo dei Gelsomini e prendere due pizze per la nostra cenetta…

E questa volta…non piangere ma’ se sono in ritardo…non mi è successo niente.

Volevo solo farti una sorpresa…

P.S.)…ciao Fabio…

Napoli, 2018 Fotografia di Cristina S.

ECCEZIONE FATTA PER “FAST CAR” (TESTO, MUSICA E PROPRIETÀ DI TRACY CHAPMAN), LE FOTOGRAFIE I TESTI E TUTTO CIÒ CHE APPARE SU QUESTA PAGINA, SONO OPERA DI CRISTINA SCAGLIOTTI O LA RITRAGGONO E SONO DA INTENDERSI PROTETTI DA COPYRIGHT. SONO VIETATI L’UTILIZZO E/O LA COPIA ANCHE SOLO PARZIALI SENZA AUTORIZZAZIONE : SCRIVERMI E CHIEDERE INVECE…NON LO È! GRAZIE.

4)… QUARANTENA PER DUE MORSI D’AMORE…

Sono felice di essere qui con te… l’amore è una meraviglia, 

Ma amare è ancora meglio!

Chi l’avrebbe mai detto ?

Abbracciami in questo letto.

Siamo così in alto che possiamo toccare il cielo con la punta della lingua. Sa di buono. Sai di buono. Che cosa ti ricorda? Io posso sentire attraverso i tuoi occhi…ma certo, anche vedere ed ora  vedo i pesci pagliaccio e… le fregate e qualche coniglio ogni tanto: nessuno è perfetto!

I muri stanno diventando sempre più sottili e mi annunciano la via del ritorno anche se è buio e il tempo si è spento. Ma se  non serve più a niente trattenerlo: saltiamolo.

…in fuga… Parigi XVIII Fotografia di Cristina S.

Ora possiamo finalmente guardarci da fuori ma facciamo attenzione: quando chiuderemo le finestre si aprirà il mondo e saremo finalmente liberi di scappare altrove.

« E se ci perdessimo? ».

… mentre l’orologio gioca a La Smorfia e apre le scommesse.

« …e se vincessimo?…».

Senti, iniziamo a spostare i mobili perché non voglio più guardare le cose dallo stesso punto di vista : neanche te!… allora spostiamo i baci, spostiamo anche quelli.

Ma chi l’avrebbe mai detto ?

Lo stesso disco per la centesima  volta e neanche un graffio! Ogni tanto ri-suona di traverso o al contrario poi si ferma a guardarci sottosopra e ci chiede se ne vogliamo ancora e saltella le note solleticandoci il cuore e le orecchie e la pancia: come si diverte a fare la campana, la riga, il mondo, il brucio, il paradiso, l’ambo, la settimana, lo sciancateddu il tririticchete il pàmpano canticchiando da 1 a 10 e…tutti giù per terra…

Puglia, 2019 Fotografia di Cristina S.

Eccomi, ci sono finita per terra…

Finalmente!

Ci sono caduta e la terra mi ha aspirata.

Ed io mi sono lasciata meravigliosamente sprofondare.

Se non hai paura, non lasciarmi la mano, vieni qui che ti racconto la storia. Quella di quando cercavo un’ancora per le mie radici aeree. Così ho scoperto il mio lamento segreto in quella danza folle. Il “Canto di Cristina” esisteva già, ed era proprio lì e quel giorno è a me che ha attraversato le gambe, la pancia ed il cuore.

Ho fame ora, inventiamo un pasto: uova strapazzate dal ridere, melanzane fritte di caldo, succo di pomodoro al sole, linguine agli sgoccioli e salame di cioccolato appiccicoso. E da bere…: Rosso.

…quante cose accadono in questa mia casa…

Ed io sono brilla di tutto.

Dove andremo in vacanza quando rinizierà il lavoro ? Ti chiedo dall’amaca che abbiamo tessuto fra una parola ed un sogno che si dilungava.

Disegnamoci dei meravigliosi biglietti  per un viaggio dove niente è compreso: io giro veloce e tu scegli a caso una meta perché non voglio essere un cuore triste senza passeggeri ma desidero sentirmi pizzicata, sfrontatamente, anche dalle bollicine dello Champagne, e spero che il viaggio sarà lungo e che alla fine saremo ubriachi e che ci mancherà il tempo per arrivare e non ne avremo più per ritornare.

Allora saremo felici.

Ma adesso apri l’ombrello perché  piove in casa e sul balcone facciamo un barbecue visto che c’è il sole, domani nevicherà forse, ma io so guidare i cani, li ho portati con me dal mio ultimo giro del mondo attaccati alla mia slitta-da-viaggio, non li senti ululare ?…Immagina: 

Fotografia di Cristina S.

 Parigi nevica, 

e noi?

Noi guardiamo, piano

Piano lei ci spia

Spiano mille occhi dalla nostra finestra

E dalla finestra, scappiamo fuori!

« Fuori » gridiamo, « fuori »,

Fuori dalle catene

Fuori dai doveri

Fuori dagli schemi,

Fuori dai giudizi

« Fuori » gridano, « fuori »,

Fuori è dentro,

Rimanetevi dentro

Dentro,

immobili,

senza un alito di vento,

Nessuna parola è uscita

Neanche il silenzio osa guardarci per capire come fare

Fare è dentro,

Rimanetevi dentro.

Dentro, immobile

è la burrasca

Seduta su un divano rosso,

fiato sospeso ti sto accanto

Aspettiamo in silenzio.

« Dentro » gridiamo « dentro »,

Lasciateci dentro.

Accendi il fuoco ora, e stendi i tappeti volanti, io appendo la chitarra alla cintura di Orione: da quando l’ho riconosciuto, mi segue ovunque vada, e il canto di Cristina lasciamolo germogliare dove più gli piace mentre facciamo una pennichella in riva ad un’idea: ma che fatica farla scendere dalla cresta di quell’onda … Cosa ne dici se adesso apriamo l’aquilone? non l’ho mai fatto volare è lì da vent’anni e probabilmente si è scordato anche lui chi sia, però mi piacerebbe tanto perché mi aiuterebbe a guardare più su; portiamoci dietro anche il binocolo ma non diciamo a nessuno dove andiamo: è un segreto che altrimenti bisognerà spiegare dall’inizio della fine ed io la fine l’ho persa per strada è partita perché si è innamorata di un filo di ragnatela pensando fosse un discorso, era pieno di perline luccicanti e ci ha lasciati senza risposte allora l’inchiostro per scrivertele l’ho gettato dalla finestra ed ora il cielo è sempre blu. 

Ecco, lo sapevo la polizia ci ferma all’angolo di una nuvola troppo bianca per essere marmellata : me l’avevi chiesta per colazione, pensavo di avertela portata…e loro non ci credono:  « Niente più marmellata, non è l’ora di colazione questa, ci vuole serietà fuori i documenti… »

“Dove l’hai lasciata la serietà?”

” Pensavo fosse fra i documenti di viaggio… Invece se n’è andata a spasso da sola…”

Torniamo in prigione sig. Agente non si preoccupi… 

E chi si alza più da questo letto ? Voglio una condanna a vita.

Ma dove sei ora?

Ti sei perso dentro all’armadio o ti hanno messo in gabbia? È facile in questo periodo sbagliarsi di strada con tutti i divieti i sensi unici i tempi che non funzionano e tu stai li ad aspettare.

Che cosa aspetti amore moi ? Che quella porta la apra io ? È scorrevole…scorre senza fermarsi, aspettami, vengo anch’io: come si scivola bene quando non si pensa a niente.

Ma cos’è che scorre? sento slittare un’idea, l’avevamo lasciata sulla riva e sta ritornando, se non la prendi al volo si spaccherà e la stanza si riempirà di mille molecole folli alle quali dovrò dare la caccia con l’acchiappa-farfalle. E se poi mi portano via? Un decollo stupefacente! mi metterò anche io la polverina sulle ali.

Per una volta sola almeno crediamoci in qualcosa di strampalato.

Ora sono piena di nuovi  disegni per domani e di colori e sono bella perché non m’importa più niente e posso finalmente muovermi con il canto di Cristina sulla tela del ragno ondulante e tu…tu non essere in ritardo. Se non vuoi perderti.

Io, Fotografia di Cristina S.

E’ una meraviglia l’amore.

Ma amare è ancora meglio.

ECCEZIONE FATTA PER “UN UOMO” (TESTO, MUSICA E PROPRIETÀ DI EUGENIO FINARDI), LE FOTOGRAFIE I TESTI E TUTTO CIÒ CHE APPARE SU QUESTA PAGINA, SONO OPERA DI CRISTINA SCAGLIOTTI E DA INTENDERSI PROTETTI DA COPYRIGHT. SONO VIETATI L’UTILIZZO E/O LA COPIA ANCHE SOLO PARZIALI SENZA AUTORIZZAZIONE : SCRIVERMI E CHIEDERE INVECE…NON LO È! GRAZIE.

2)…impasse

PER TE

“Per te” composta e eseguita da Cristina S. Ringrazio Stéphane Polge per il suo magnifico vìolino. LA COPIA O L’UTILIZZO ANCHE SOLO PARZIALI SONO VIETATI SENZA AUTORIZZAZIONE

Paolo piange,

Ma l’appuntamento l’ho mancato io

Era l’epoca del caldo torrido

Su per quella salita

Di quel paese che sentisti tuo trent’anni dopo.

                        Vorresti sdraiarti ora su quella sabbia calda

                        Perchè è adesso che ne hai veramente bisogno,

                        Allora non lo capisti.

Prima arrivò danzando, 

Poi arrivò in macchina,

Poi travestito

Poi sposato

Mimmo, non la capiva neanche lui quell’amicizia strana.

Ma lo tenevo lì.

                        I miei amici della terra del Fuoco

                        I miei amici caldi, quell’estate

                        Ma quanto darei per poter tornare

                        Quanto darei per un altro giro di danze.

I rovi ed il canto delle cicale ed i grilli

Quel continuo sussultare ce l’ho ancora nel cuore.

Io passavo con il petto che scoppiava :

Ma solo ora ho capito quella terra.

                        Ti chiesi di portarmi laggiù :

                        Perché ho bisogno che mi si apra la pancia

                        E mi si spalanchi il cuore,

Che possa vedere tutto quello che è ora nella mia testa

                        Ma che so esistere.

                        Tu appoggiasti una mano sul moi petto

                        E ti fermasti lì, sul moi seno :

                        Ti sei sempre solo fermato lì.

Il tuo viaggio la notte in seconda classe

Per attraversare il paese e scendere giù ;

E avere il tempo di sognarlo quell’arrivo,

Con gli odori che cambiavano,

I paesaggi ti raccontavano la storia alla rovescia :

Mai darei uno di quei viaggi per l’aereo più véloce

Mai cambierei quel sudore di sei corpi sconosciuti

L’odore dello scompartimento al mattino

E la sensazione del finestrino che si apriva sull’estate calabrese,

Per niente al mondo,

E quando i miei occhi scrutarono per la prima volta,

« Questa è la mia terra »,

dissi.

E mi spogliai nel mare.

Cristina S.

Fotografia di Cristina S.

LE FOTOGRAFIE I TESTI I BRANI MUSICALI E TUTTO CIÒ CHE APPARE SU QUESTA PAGINA, SONO OPERA DI CRISTINA SCAGLIOTTI E DA INTENDERSI PROTETTI DA COPYRIGHT. SONO VIETATI L’UTILIZZO E/O LA COPIA ANCHE SOLO PARZIALI SENZA AUTORIZZAZIONE : SCRIVERMI E CHIEDERE INVECE…NON LO È! GRAZIE.

1) DIRGE

Nel 1997 entrai nella compagnia di Carolyn Carlson.
Giovane cantante inesperta, raggiunsi questa stupenda dama della danza a Parigi. 

Lo spettacolo si intitolava “Dall’Interno”.

Quel periodo ha cambiato la mia vita,

e i ricordi di quei giorni ancora oggi mi fanno vibrare di gioia.

Dall’Interno.

Perché ci penso ora?
Perché chiusa in casa  dal primo marzo, comincio a esaurire i percorsi “del praticato possibile” : i miei 31 mq non essendo aumentati (a parte l’integrazione dei  7 piani dell’immobile che oramai mi servono da palestra),  sono finalmente giunta alla conclusione che, a scapito di spazio fisico, l’ora è giunta di allargare gli orizzonti…ed andare “oltre“.

 Prima fase

Sempre all’altezza delle mie aspettative, grazie anche al  vantaggio di uno strepitoso settimo piano , il mio balcone  mi regala gioie insperate…

Anche quando c’è un tempo da schifo…: perché ho una vista mozzafiato (e adoro il tempo da schifo). 

All’inizio di questa quarantena, grazie dunque a questa postazione strategica,  mi sono  proclamata portinaia del quartiere conferendomi, in quanto tale, la libertà di proferire insulti  dal mio già citato 7° piano, a chiunque incurante della gravità della situazione, per non dire egoista, irresponsabile e odioso ai miei occhi, passeggiasse tranquillamente per strada: credo di averne approfittato anche  per sputare  un po’ di veleno qua e  là…e conoscendomi devo aver assunto rapidamente le sembianze della strega di Hansel e Gretel (casa di marzapane compresa…) …

Quando pero’  tutti hanno iniziato ad aver veramente paura (per quella io godevo di due settimane di anticipo essendo rientrata dall’Italia a fine febbraio…guarda te che fortuna!), la strada si è svuotata  togliendomi anche questo piccolo piacere.

Non sapendo più cosa fare sul balcone, sono rientrata.

E dentro casa mia sono fuori dal mondo.

 Seconda fase
Il cielo è veramente in una stanza.

…ed il mio mondo si è trasferito…altrove: passando da qui, per perdermi da qualche parte fra una rete invisibile, queste quattro mura e la mia fantastica capacità a vivere la realtà da un universo parallelo…

  • Ho rivisto per la quindicesima volta “I bambini lupo” chiedendomi a quale dei miei uomini assomigliasse quel bellissimo lupo mannaro;
  • provato molta emozione e empatia per Abelardo e Eloisa e in generale per tutte le storie d’amore sfigate e per gli sfigati in particolare;
  • capito che quando la focaccia di patate pugliese non lievita è senza dubbio… colpa del lievito o della patata. Comunque è sempre colpa di qualcosa o di qualcuno (eccetto della sottoscritta, ovviamente);
  • fatto torte ascoltando “Alle origini del cioccolato” in 6 episodi: 6 episodi → 6 torte → 15 giorni di quarantena → 1 persona in casa = ho mandato a quel paese la prova costume;

Però…non è che sia così sicuro che  al mare quest’estate  ci andrò…
Allora ho continuato a fare  torte anche una volta gli episodi  finiti e per la prima volta in vita mia mi sono detta che che della prova bikini…: non me ne importa proprio un bel niente.

Imparare a far durare una spesa due settimane senza morire di fame è una prova!
Mantenermi più o meno sana di mente malgrado tutto quello che accade, anche questa ne è una.
Evitare di diventare come  Tom Hanks in “Cast Away” dopo quindici giorni chiusa  in casa da sola ecco…questa è una vera prova costume…
Ma il bikini…No

Una volta mangiate le torte, accantonato i bikini, pianto sugli sfigati, usato le patate per fare un purè riflettendo ai lupi mannari, ho  scoperto che le pulizie di casa si possono tranquillamente fare alle 2 del mattino (in realtà ho scoperto che tutto si può fare alle 2 del mattino quando  fai colazione a mezzogiorno…): qual’è il nesso logico fra tutte queste cose?    Che  soffro di un jet lag cronico da quarantena, cosa che ha  avuto almeno il merito di farmi riflettere al  prossimo viaggio…quello di salvataggio, sulle parole di Gary Hemming :

“ogni tanto abbiamo tutti bisogno di un salvataggio tanto nella vita che nella montagna”  

(appunto)

…ed in questo momento, in pieno vagabondaggio psichedelico, mi è tornata in mente… “Dirge” di Bob Dylan…che mi ha riportata indietro di 23 anni “dall’interno”, e dall’interno mi sono resa conto che sono già “fuori” da un bel pò anni.

Solo che non lo sapevo.

Allora mi sono chiesta, una volta uscita dal vagabondaggio psichedelico:

se in qualche modo sono altrove
e non me ne rendo conto
la realtà: dov’è?
È…all’interno o…all’esterno?

 
e…qual’è ?

                                           …a seguire…

DIRGE

Bob Dylan

I hate myself for lovin’ you and the weakness that it showed
You were just a painted face on a trip down Suicide Road.
The stage was set, the lights went out all around the old
hotel,
I hate myself for lovin’ you and I’m glad the curtain fell.

I hate that foolish game we played and the need that was
expressed
And the mercy that you showed to me, who ever would have
guessed?
I went out on Lower Broadway and I felt that place within,
That hollow place where martyrs weep and angels play with
sin.

Heard your songs of freedom and man forever stripped,
Acting out his folly while his back is being whipped.
Like a slave in orbit, he’s beaten ‘til he’s tame,
All for a moment’s glory and it’s a dirty, rotten shame.

There are those who worship loneliness, I’m not one of them,
In this age of fiberglass I’m searching for a gem.
The crystal ball up on the wall hasn’t shown me nothing yet,
I’ve paid the price of solitude, but at last I’m out of
debt.

Can’t recall a useful thing you ever did for me
‘Cept pat me on the back one time when I was on my knees.
We stared into each other’s eyes ‘til one of us would break,
No use to apologize, what diff’rence would it make?

So sing your praise of progress and of the Doom Machine,
The naked truth is still taboo whenever it can be seen.
Lady Luck, who shines on me, will tell you where I’m at,
I hate myself for lovin’ you, but I should get over that

ECCEZIONE FATTA POUR “DIRGE” (TESTO MUSICA PROPRIETÀ DI BOB DYLAN) LE FOTOGRAFIE E I TESTI PUBBLICATI SU QUESTA PAGINA, SONO OPERA DI CRISTINA SCAGLIOTTI E DA INTENDERSI PROTETTI DA COPYRIGHT. SONO VIETATI L’UTILIZZO E/O LA COPIA ANCHE SOLO PARZIALI SENZA AUTORIZZAZIONE : SCRIVERMI E CHIEDERE INVECE…NON LO È! GRAZIE.

Una piccola dichiarazione d’amore

Accidenti a te.

Accidenti alla tua bellezza

Accidenti alla tua insaziabile energia

Accidenti alla tua testa di cavolo

Accidenti alla tua innata poesia

Accidenti alla tua luce

Accidenti ai tuoi odori

Accidenti ai tuoi sapori

Accidenti ai tuoi nord di neve

ai tuoi centri cosi’ dolci

ai tuoi sud ardenti

Accidenti alle tue contraddizzioni

Accidenti alla lontananza

E accidenti anche ai Virus, che mi fanno sentire di colpo persa, abbandonata e tagliata fuori. Ed io vado in panico quando mi sento tagliata fuori. E quando vado in panico perdo la testa e dico un fracco di cattiverie.

Ma questa volta no.

Solo una piccola dichiarazione d’amore.

Terra mia.

Cris, 10 marzo 2020

LE FOTOGRAFIE I TESTI E TUTTO CIÒ CHE APPARE SU QUESTA PAGINA, SONO OPERA DI CRISTINA SCAGLIOTTI E DA INTENDERSI PROTETTI DA COPYRIGHT. SONO VIETATI L’UTILIZZO E/O LA COPIA ANCHE SOLO PARZIALI SENZA AUTORIZZAZIONE : SCRIVERMI E CHIEDERE INVECE…NON LO È! GRAZIE.

VIAGGIARE LEGGERI

Photo de Cristina Scagliotti. Rome 2017
Fotografia di Cristina S., Roma, 2017

Non so più se questo mito del « viaggiare leggeri », sia appunto…un mito, un’utopia, una meta, una necessità o semplicemente la prova che siamo “finalmente” diventati adulti (e responsabili?), e di conseguenza stiamo “finalmente” bene con noi stessi o, come dicono in Francia “on est bien dans ses baskets ” e non abbiamo dunque più bisogno di niente.

O quasi

Se così è, il mio mito si è appesantito di un’utopia in più e la mia meta (diventare adulta), si è persa con il bagaglio (perso anche lui), in uno degli ultimi viaggi fatti, dandomi l’immensa gioia di essere, forse per la prima volta dopo tanto tempo: “bien dans mes baskets” (in senso proprio come figurato).

Diversamente però da ciò che mi aspettavo, questo insperato benessere si è accompagnato da un ulteriore appesantimento (misurabile in chili), del mio bagaglio: a partire dal “contenitore”, una fantastica borsa king-size da motociclista della quale vado assolutamente fiera, sino al “contenuto”.

Ed il tutto causato dall’improvviso alleggerimento del mio cuore.

Mi spiego meglio: meno le cose cosiddette futili viaggiano con me più quelle importanti trovano il loro posto causando degli “effetti collaterali” non trascurabili.

Esempio:

  • il vestitino iper-sexy che pesa quanto due cacahuètes rimane a casa e la chitarra prende il suo posto: due cacahuètes in meno e 3 kg in più
  • le scarpe tacco a spillo-nero fatte di due laccetti per mettere in evidenza i miei meravigliosi piedini…a casa anche loro. 1,7 kg di MacBookPro in più
  • i completini di biancheria intima che fanno suonare i metal detector degli aeroporti (esperienza di vita vissuta), a casa -per fare compagnia a scarpe e vestitino- e lasciare spazio a libri, spartiti, dossier, fogli foglietti e fogliettini, quaderni da riempire etc etc etc…. Più o meno 3kg in più 

Per un totale di 6/7 kg di eccesso di “leggerezza”, chiamato anche eccedenza di bagaglio al banco di registrazione dell’aeroporto…aharhghghgh@@@@@…..

Questo per quanto riguarda il senso proprio-non-proprio della parola “leggerezza”.

Bene.

Passiamo ora al senso figurato (mica troppo pero’…).

Il cuore.

Il mio cuore

Leggero.

Come una bolla di sapone…

Si è scontrato

ai bidoni

verdi

bianchi

e gialli

della raccolta

differenziata.

Dove si mettono i ricordi dei quali ci vogliamo liberare?

Quelli che pesano tonnellate?

Quelli che hanno preso le sembianze degli oggetti che li hanno visti “nascere” e che abbiamo rinchiuso da qualche parte sperando che nasconderli agli occhi fosse sufficiente?

Quando dopo che la scatola delle scarpe “scocciata” per evitarne l’esplosione, ha fatto un primo viaggio fra il mobile della sala ed il mobile della camera da letto per passare poi da sotto al letto a sopra l’armadio per finire successivamente in cantina dove “quel” giorno, quando armata ed ispirata tale una Giovanna d’Arco moderna, ho avuto il coraggio di afferrarla fra le mie braccia come nella Pietà del Michelangelo (mi sembrava necessario passare da una Santa armata ad una…disarmata), per rendermi in processione nel “locale spazzatura”, e dopo tutto ciò, quando con il cuore in apnea sono finalmente arrivata davanti alla tanto auspicata meta, lì, con gli occhi sconvolti mi sono dovuta inesorabilmente bloccare di fronte alla crudele realtà, esclamandomi:

“ma dove cavolo la butto”?!?!?!?

e inebetita davanti allo “sviluppo sostenibile” mi sono detta : “ma a me: chi mi sostiene? è possibile che anche i ricordi siano…inquinanti?…Non mi toccherà mica aprirla, rifare il giro di ogni oggetto cosa o scartoffia per decidere in quale bidone buttarlo sapendo che una vocina dentro mi sta urlando -ficca tutto nel non riciclabile e non parliamone più- ?!? Ma se la metto nel “guazzabuglio”, gli agenti dell’Ansa, vedendola arrivare da lontano sul tapis-roulant non l’apriranno? E … vedranno le foto? I regali home-made inspiegabili? e…orrore…: il mio indirizzo scritto sulle lettere e di fronte alla beffa del contenuto (chiara spiegazione del perché quella scatola sia finita lì),…: non mi ritroverò anche con una bella multa da pagare?”.

Ho provato a buttarla nella Senna.

Mi sono sentita una disgraziata nei confronti della natura.

La scatola giace ora …in cantina, per terra, aspirata in un sacco sotto vuoto.

Perché un sacco sotto vuoto?

Per non farla andare in putrefazione. Ovvio.

E’ stato un gesto assolutamente ragionato in tutta la sua sacrosanta piccola folle spietatezza: ho asfissiato i ricordi… Ho isolato l’aria che essi contenevano e mi sono ripresa, molecola per molecola, tutto l’amore che ho saputo fabbricare, io, da sola: unico mio vero capolavoro.

Di immensa portata.

Ma leggero come una piuma.

Photographie de Cristina S. Roma 2017
Roma, luglio 2017

BUON VIAGGIO.

A TUTTO/I


P.S.) Dimenticavo: una tenuta stravolgente di emergenza nella quale mi sento come Cleopatra per un eventuale Marcantonio ( o più…), c’è sempre in quel bagaglio. Dopotutto…è pur sempre una valigia king-size…

LE FOTOGRAFIE I TESTI E TUTTO CIÒ CHE APPARE SU QUESTA PAGINA, SONO OPERA DI CRISTINA SCAGLIOTTI E DA INTENDERSI PROTETTI DA COPYRIGHT. SONO VIETATI L’UTILIZZO O LA COPIA ANCHE SOLO PARZIALI SENZA AUTORIZZAZIONE : SCRIVERMI E CHIEDERE INVECE…NON LO È! GRAZIE.

…controvento…